venerdì, 23 maggio 2008
L'8 maggio 2007 scrivevo:

".......se penso, al di là di tutto, che adesso quel ragazzo non esiste più, mi sento come un pozzo dentro il petto, come un buco nero che potrebbe risucchiare tutto...potrebbe succedere, anzi prima o poi succederà, con tutti, con la mia famiglia - e via un pezzo della mia vita - cioé quando morirà mia nonna, non ci srà più nessuno nello spazio della mia vita di quando mangiavo le stelline in brodo, o di quando mi sentivo scottare la fronte e lei mi metteva il termometro e mi copriva con il plaid perché non sentissi freddo. Voglio dire, quando lei morirà ci saranno tutti i parenti in giro, i pianti, i problemi con il contratto della casa, e tutto questo sommergerà il me stesso di 4 anni coi capelli ricci e il maglione blu che mi aveva fatto lei, il mio piatto di stelline e tutti gli altri momenti di quand'era piccolo.
Pian piano me ne scorderò anch'io, credo".
"Jack Frusciante è uscito dal gruppo" - Enrico Brizzi

Le mie stelline sono in cielo.
E a me sembra tutto ancora così irreale..non riesco a crederci...non mi sembra vero...
E non ci sono parole, io continuo a pensare di non aver fatto in tempo neanche questa volta. E mi porto i rimpianti e mi porto i rimorsi. E mi cullo i ricordi.
La ragione spiega, ma il cuore è spezzato.
E' buio. E' difficile immaginare le cose adesso. Una parte di me non c'è più.
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mercoledì, 21 maggio 2008
Vogliamo parlare della drammatica storia del grillo e della formicuzza?!
Un lacrimevolee orrido intreccio tra Z la formica, love story e saw...

C'era un grillo in un campo di lino
la formicuzza gliene chiede un filino.
Disse il grillo: "che cosa ne vuoi fare?";
"calze e camicie: mi voglio maritare".
Disse il grillo: "lo sposo sarò io";
la formicuzza: "sono contenta anch'io".
Era fissato il giorno delle nozze,
due fichi secchi e due castagne cotte.
Andarono alla chiesa a mettersi l'anello;
cadde il grillo e si ruppe il cervello.
La formicuzza corse verso il mare:
cercar l'unguento pel grillo medicare.
Quando fu là, laggiù vicino al porto,
venne la nuova: il grillo era morto.
La formicuzza dal grande dolore
con le zampine si trafisse il cuore.
Quattro grillini vestiti di nero
presero il grillo e lo portarono al cimitero.
Quattro formichine vestite di bianco
presero la formica e la portarono al campo santo.

Inutile dire che ha traumatizzato la mia infanzia, fatto versare ettolitri di lacrime e tormentato le mie notti oniriche anche senza peperonata di cozze a cena..
Ma all'epoca il telefono azzurro non esisteva, I Quindici erano la Bibbia dei sotto teen agers e non si esitava ad affidare poco pargoli molto neonati a mostruosi uomini neri, gli stessi che, anni dopo, ci sarebbero venuti a rapire, a questo punto per sottoporci ad ignobili sevizie suppongo, in caso di comportamento poco consono. Ma cazzo lo fai un figlio se poi non sai a chi affidarlo?! E non dico nonne, zie o figlie di vicine di casa improvvisatesi tate..no! Qui abbiamo l'imbarazzo della scelta..omo nero, befana e, se ti dice bene, omino di bronzo che, ancora puerpero, ti porta a zonzo tutta la notte e magari se fai da bravo ti intinge il ciucciotto nella grappa Julia..
Certo però che mica era facile avere comportamenti così decenti decantando l'aspirante pornodiva figlia del dottore che si scopava allegramente tre civette... antesignana di tutte le pornomoane direi...Poi dici il dottore s'è ammalato..io mi stupisco non gli sia venuto un letale trittico di infarto-ischemia-ictus...
E l'alternativa era sorridere  e tondeggiare allegramente come giovani kamikaze all'idea che cascava il mondo e cascava la terra.
Sa d'infanzia contorta...
Ma d'altronde io, se mi facevo male, mia madre mi dava il resto.
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martedì, 20 maggio 2008
Vorrei che arrivasse la fine. Di questo mese, ovviamente.
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giovedì, 01 maggio 2008
Reciclata dal Primo Maggio 2006 - Claudio Bisio

Viva l’Italia dei luoghi comuni
Il mare la pizza il sole e i profumi
Viva l’Italia dei monti e dei porti
Che ha mille ragioni ma forse più torti
E se glielo ricordi ci rimane un po’ male
Viva l’Italia che è fatta a stivale
Col tacco la punta e perfino la suola
(E a volte si prende a calci da sola)
Viva l’Italia circondata dal mare
Che però non si arrende e va ancora a votare
Viva l’Italia che fuori è di destra ma dentro è di centro
E la sinistra?
Eh, la sinistra qualcuno ci dice
che è un qualchecosa di poco moderno
Ma intanto è al governo!

Viva l’Italia che studia, speriamo,
per diventare un paese normale
dove chi vince non si va a vendicare
dove chi perde non manda a cagare
E allora viva l’Italia spaccata a metà
Viva l’Italia che sta di là
Ma soprattutto viva l’Italia che sta di qua
Viva l’Italia con la testa nel futuro
Ma i piedi appoggiati saldamente alla storia
E tra la testa e i piedi viva l’Italia che in mezzo fa baldoria
Viva l’Italia che sa protestare e che non supplica
Viva l’Italia della scuola pubblica
Viva l’Italia che ci ha ospitati
Viva l’Italia dei sindacati
Dunque viva l’Italia dei lavoratori
E di voi giovani che sarete i lavoratori di domani
Viva l’Italia dei laureati
E di voi giovani che sarete i laureati di domani
Viva l’Italia dei disoccupati
E di voi giovani … che non c’è neanche bisogno di aspettare domani

Viva l’Italia che era un paese di santi poeti e navigatori
E sta diventando un paese di sarti divieti e speculatori
Come dire che da Pietro, Petrarca e Vespucci
Siam passati a Cavalli, Borghezio e Ricucci

Viva l’ Italia che sa che per esportare la democrazia
Non c’è bisogno dell’artiglieria
Viva l’Italia che ritira le truppe
Perché la guerra fa orrore e bisogna andar via
Ma viva l’Italia che non si scorda dei ragazzi di Nassiria

Viva l’Italia delle case del popolo e dei sagrati
Viva l’Italia del voto agli emigrati
Insomma viva l’Italia di Mirko Tremaglia
Tre: numero magico che vale più di cento
Al tre metà di voi dovrebbe fare un monumento
Pensate: Berlusconi l’uomo delle tre televisioni
Sconfitto grazie non a Prodi ma ai magnifici tre:
Tremaglia, Tremonti, Trezeguet
Insomma Viva l’Italia per tre
Viva l’Italia del coraggio
Viva l’Italia del Primo Maggio.

http://www.claudiobisio.it/claudiobisio_blog.asp?item=105
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giovedì, 27 marzo 2008
piangere urlare e dire no...
non serve a niente, già lo so
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giovedì, 13 marzo 2008
Ho messo la svezia a posto!
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venerdì, 07 marzo 2008

-          Come va?

-          Bene. Sto cercando di capire dove va la Svezia..

Verrebbe quasi spontaneo rispondere nella penisola scandinava. Ma il fatto è che tutto ciò che non sia accostato al numero di qualche capitolo o paragrafo, in questo momento, esula dalla mia capoccetta santa. Per cui se tutto il resto del mondo non ha dubbi a collocare la mamma di tutte le IKEE, lassù tra gli stoccafissi, io invece mi perplimo se sia meglio il paragrafo 2.3.1 o il 3.1.2.
Ecco. Ancora non lo so dove va la Svezia, magari domani lo scopro.

 Tiziana si sposa. Io penso che lei sia nata per essere la più bella e la più dolce delle spose. Come se fosse nel suo D.N.A. quell’aria raggiante da “giorno più bello di tutta la vita”. O forse è solo lei che, essendo così raggiante, illumina tutto il resto. Lo so già, piangerò.
Ovviamente mi colerà il rimmel e sembrerò un panda.

 Un pezzo del mio albero genealogico se ne è andato. Che alberi strani..muoiono le radici e nascono lo stesso nuovi rami. E nuove foglie, speriamo.
Mi dispiace non aver fatto in tempo, nonna.

 Se non ci fossero le relazioni virtuali la mia vita sociale in questo momento potrebbe essere paragonata a quella dell’orso marsicano. Per fortuna che a livello tricotico almeno stavolta mi dice meglio. Fanculo a chi dice che i rapporti virtuali sono alienanti. Io sto aggirando la schizofrenia a suon di sms e mp. E tragicomiche telenovelas a files.

 E’ ricominciato il dottor House, la serie nuova. Sto cercando di capire perché mi piace. In fondo non azzeccano mai una diagnosi se non dopo almeno 8-9 tentativi a cazzo e cure sbagliate, io ho sempre odiato gli ospedali, certe scene manco riesco a guardarle e di tutti i termini medici che usano non ci capisco una ceppa. Bah..

 L’ottava meraviglia del mondo sono i broccoletti. Per essere un qualcosa di verde direi che è un risultato ragguardevole.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

A sapè che attiravi così tanto ce la mettevo prima la faccia tua

e pure il vaffanculo ovviamente.

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martedì, 04 dicembre 2007
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Il buon senso, la logica i fatti, le opinioni,

le raccomandazioni

suggerisce il GiovanniLindo d’altri giorni..bisogna essere attenti.

Eppure nonostante aerosol di buon senso e flebo di logica

Per fortuna a volte accade che le ragioni irragionevoli sbaragliano, come folate di bora, tutti i se e i ma di aprioristiche saggezze razionalizzate.

E allora in un appartamento senza giardino e senza balconi, si, si poteva entrare dentro, perché c’era pavimento e pure fare pipì..ok, dicevo senza balconi ti ritrovi una Franchina pulciosa e scopri che in effetti tanto male lì con te non ci sta e magari non può giocare a nascondino nei meandri di falcon crest però il dogma “no balcone-no cane-no party” vacilla allegramente…

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Altro.

Dicembre andiamo è tempo di migrar, ora in terra d’Abruzzi i pastori avranno sfanculato da quel dì che era settembre e invece io mi concedo una controtransumanza e nonostante tesi, carestia, diete, deficit e ritmi fermo tutto e scendo. Almeno per due giorni. E allora Abruzzo, camino, arrosticini..e si fugge di nuovo dai nazisti di Rocca Calascio spostati per l’occasione dentro le grotte di stiffe. E poi c’è un lago. Dopo la pioggia. Lago+pioggia=guano. Però uguale pure altalena, cavallucci, scivoli e ogni altra giostra dove sono riuscita ad incastrare il mio culo..compreso una specie di skilift al contrario che ti ci appendi e ti fionda a 50 metri.. anche a trent’anni si è stupidi davvero, per fortuna.. e se poi cammino come robocop non è per via di uno stiramento all’anca sbilenca, ma per quei 12 chili di suddetto guano che sotto le mie scarpe, ma anche intorno e sopra, sortisce una sorta di mafiosistico effetto pilone di cemento..

Altro.

Per ora me lo tengo per me. Ma si sa, le cose vanno a coppie di tre, per cui non può non esserci una terza ragione. Anche perché la tecnologia mi si aizza contro e non riesco a cambiare manco le impostazioni di questo blog. Per cui mo gli metto il muso e mi giro stizzita. Tanto ho le attenuanti, ho il ciclo, me lo posso permettere…


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mercoledì, 14 novembre 2007

Io, la Rambla e Gaudì.

Città dei sensi, tutti. E anche dei controsensi.

Odori, colori, tanti colori, ovunque tra cielo ed occhi, tutto così a portata di mano che tocchi perfino il drago di Dalì, che cammini su Mirò e senti i rumori e senti le voci, senti i suoni che vengono dall'aria. E guardo tutto con incantati occhi bambini, che il sorriso è indelebile e stampigliato, solo ogni tanto sgualcito.E tutto un arcobaleno di sapori che a volte paghi di notte, che spesso sconti di giorno su chilometri di passi svelti.

E non c'è uno stile unico, una moda, un trend o una qualsiasi linea che dica che la via è quella, chè la natura non ha linee rette, curve, di un mondo morbido e sinuoso. E allora non sia retto e sensato nemmeno l'abbinamento scarpe-borsa-cinta-calzini!

Colombo che mi dice che l'america sta la'. Ma che ci vada lui in america che io sto bene dove sono tra sole e succhi di cocco e mora, in una boqueria che sembra un incrocio tra bulgari, la national gallery e il gran bazar di istanbul. Mira. La lana è bandita, il cappotto in libertà vigilata.

E quel sacro cantiere infinito che se fosse finito forse leverebbe l'idea del capolavoro incompiuto, il concetto di arte senza fine, dell'eterno divenire, dell'ancora un po' di più.

Amo perfino il mio bar malfamato che alle 7 di mattina già sa di calamari fritti e cappa di fumo. E non so quante volte ho pensato che grazie al cielo qui non hanno sirchia. Vale. Perchè a volte anche un areatore è segno di profonda civiltà. E ad ogni passo, ad ogni talpica discesa metropolitana, ad ogni occhiata mi rendo conto che vengo dal bangladesh del mediterraneo. Perchè perfino una strada e la sua gente sono arte. E noi ancora stiamo con la mummia su via dei fori.

Qui non fa mai freddo, è per questo che la gente sorride di più, saggezza ostellica...

E poi Paramita. E mi ritrovo ossessivo-compulsiva a lasciare il cuore su una gonna, dove il massimo del trionfo è pensare “un giorno tutto questo sarà mio”, ma mi basterebbe già la fortuna di sapere un giorno tutto questo sarà anche a roma...

Che qui ci stai tre giorni e ti sembra di viverci, di viverla, che ci vorresti tornare, ma in realtà non te ne vorresti proprio andare, che sembrare di viverci non ti basta più e cominci a chiederti quanto se le faranno le case al metro quadro..

Barcellona è la libertà, soprattutto quella di essere.


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